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L' "INQUINAMENTO EDILIZIO" DI GENOVA COME SPECCHIO DEL CAOS URBANISTICO ITALIANO

Il territorio in Italia non è gestito, è svenduto a imprese con l'autorizzazione delle amministrazioni comunali. 

È impressionante che ancora, in questi giorni di settembre, a proposito del disastro del ponte Morandi si parli solo del soggetto crollato e non del contesto. Si pone l'attenzione sull'insufficienza del progetto o sul degrado dei materiali del viadotto concentrandosi solo sul fatto del ponte crollato in sé, ma non sul quadro urbanistico d'insieme in cui è inserito un ponte realizzato sopra decine di abitazioni. Cioè l'incredibile disordine urbanistico che ha destrutturato Genova come mille altre città italiane, soprattutto per quanto riguarda le disastrate periferie. Ma come è possibile che il dibattito si focalizzi sul fatto se siano state costruire prima le case sotto il ponte o il ponte stesso sopra le case?  Né una cosa né l'altra andava fatta e soprattutto concessa da chi doveva dire sì o no cioè in particolare il Comune.  Sia sulla carta stampata che in televisione, si è dato spazio a dibattiti e interviste che andavano dal tipo di calcestruzzo usato, al logorio dei tiranti, alla compassione per le vittime, al pensiero su come dare casa agli sfollati sentendo le dichiarazioni generiche degli abitanti o dei politici di turno.

Ma non solo a Genova assistiamo a tutto quello che è l'opposto di una corretta pianificazione urbanistica. Vi è un'assenza pressochè totale di programmi pianificatori corretti in base ai quali venga indicato in modo indipendente dove si può edificare ma anche dove non si può. Ecco edifici lasciati costruire sulle golene dei corsi fluviali o addirittura sui fiumi stessi, "intombamenti" di canali che alla prima grande pioggia ovviamente non possono tenere le masse d'acqua a in più che scende a valle allagando interi quartieri e scantinati. Piloni dell'alta tensione localizzati sopra condomini e condomini sotto i piloni, strutture artigianali mescolate a residenze o scuole dell'infanzia, capannoni posizionati negli svincoli o localizzati a nastro lungo strade di collegamento tra paesi vicini. Il tutto condito da disordinati cartelloni pubblicitari che offendono il paesaggio e gli equilibri paesistici.  Il territorio in Italia non è gestito, è svenduto a imprese con l'autorizzazione delle amministrazioni comunali. "Anarchia urbanistica" è la frase giusta per definire il consumo disordinato di suolo e territorio che affligge l'"ex Bel Paese". come è mai possibile che la pianificazione urbanistica del variegato territorio italiano sia affidata a miriadi di singoli comuni che fanno il bello e il cattivo tempo? Se si rifiutassero di concedere le licenze edilizie anche in posti sbagliati, perderebbero consenso elettorale. Occorre un livello decisionale più alto e indipendente che superi il ricatto elettorale. Il livello decisionale dovrebbe potere programmare avendo una visione più ampia del territorio (non fermandosi ai vari confini municipali) basandosi su conoscenze geologiche e paesistiche certe e da far rispettare restituendo all'interesse pubblico il potere di utilizzo del suolo. Cose ignorate dai sostenitori della forma di inquinamento più grave di tutti, quello che innesca altre forme di inquinamento provocando danni a ripetizione e che, come diceva Antonio Cederna, ha un nome preciso: l’inquinamento edilizio". La rivoluzione ambientale più importante per l'Italia sarebbe quindi una coraggiosa legge urbanistica e di uso del suolo sul modello di quanto esiste nel nord Europa o semplicemente nelle vicine Olanda o Austria.

 

Tags: genova , ponte, sfruttamento del suolo, inquinamento